lunedì 10 dicembre 2012

Diventiamo cittadini


Quand'è che da sudditi ci trasformiamo in cittadini?
Questa è una domanda che dovremmo farci per cercare di capire cosa possiamo fare noi per contribuire al miglioramento della società e al recupero di dignità della classe politica e dirigente attuale che non è certamente all'altezza del compito che sono chiamati a svolgere.
C'è da dire che non sono tutti uguali, i nostri politici, e che tra loro ci sono persone che mettono in gioco passioni e professionalità e che alcuni di loro hanno vista compromessa e limitata la loro libertà e, in qualche drammatico caso, addirittura  rimesso la vita.
Siamo sudditi quando pensiamo che chi ci comanda debba fare quello che ci serve a noi, siamo sudditi quando dimentichiamo i nostri diritti e i nostri doveri e chiediamo favori e favoritismi.
Siamo sudditi quando pensiamo “questo non mi appartiene, posso romperlo, imbrattarlo, calpestarlo...

Diventiamo invece cittadini consapevoli di un Paese democratico quando smettiamo, soprattutto, di rilasciare deleghe in bianco ai nostri rappresentanti politici, diventiamo cittadini quando sorvegliamo il loro lavoro e, con tutti gli strumenti che la democrazia mette a nostra disposizione, li pungoliamo ad occuparci delle cose più importanti anziché delle loro beghe di Palazzo.
Diventiamo cittadini quando chiediamo diritti e non favori, quando rispettiamo le regole del vivere civile e non chiediamo deroghe a discapito degli altri.
Quando non chiediamo agli amministratori delle nostre città di occuparsi dei particolari interessi di uno sparuto numero di persone  a discapito della comunità e dell'ambiente.
Diventiamo cittadini civili quando alziamo la cacca del cane, quando non lo facciamo scorazzare libero dove non è permesso, quando pensiamo di essere i padroni del mondo e non i suoi custodi.
Quando ci ricordiamo il senso profondo del temine comunità, quando  non discriminiamo, disprezziamo lo straniero solo perchè è diverso da noi e non vogliamo che si senta a casa sua.
Diventiamo cittadini quando mettiamo in gioco disponibilità e servizio, quando  non pensiamo che il nostro dovere termini usciti di casa, quando ci ricordiamo che una città più pulita è più bella ma non dimentichiamo che se non la sporchiamo costa meno tenerla pulita.
Diventiamo cittadini quando la “cosa pubblica” è di tutti e non di nessuno come troppo spesso accade nel nostro Paese.
Diventiamo Cittadini con la C maiuscola quando la parola io lascia spazio al Noi.
Solo così si potrà ottenere un reale cambiamento delle condizioni sociali del nostro Paese.
Perchè le cose funzionino ognuno deve fare la sua parte.
E se vi sono sembrata troppo bacchettona scusatemi, non era quello che volevo, ci ho provato a non esserlo...
Ad ogni modo, Buona Vita, Cittadini del Mondo.

p.s. non è di oggi questo scritto, è del 19 marzo scorso, mi è ritornato in mente grazie all'ottimo Gramellini...

Felicità: Bene Comune

BIL Benessere Interno Lordo, ovvero l'indice di Felicità di un Paese, di uno Stato.
Non sono particolarmente amante degli Stati Uniti d'America, ma l'idea che nella loro Costituzione ci sia il  diritto alla Felicità, proprio oggi, Giornata Internazionale per i Diritti Umani, mi fa' sorridere e sperare.
Sperare in un mondo migliore per  tutti, più equo, più giusto, più vivibile, meno competitivo e più cooperante, dove le persone possano lavorare insieme e tutte contribuire al benessere e alla  felicità, bene di tutti.
"Felicità: bene comune" mi fa' pensare ad un vissuto in cui si possa leggere tutto l'Amore, il Rispetto e la Dignità che concediamo ai nostri simili, perchè per me ognuno di questi valori si rispecchia nella capacità di ognuno di noi di riconoscerlo nell'altro, in ogni suo simile, senza distinzioni di sesso, di razza o di religione...
Senza dimenticare i nostri amici pelosi e la Natura che ci Accoglie...
Buona serata e Buona Vita a tutt*

Genova per me…

Era rimasto lì, fermo nelle bozze, in attesa di essere pubblicato... quante emozioni,quanta amarezza...


21 luglio 2012, sono le due di un torrido pomeriggio d’estate…

Fa’ così caldo che è difficile  pensare di fare qualunque cosa, anche solo pensare…
Finito di pranzare accendo la tv sui soliti canali, rai 3, la 7, rai news, mtv, quei canali che mi fanno pensare che anche davanti alla tv si può stare mantenendo ancora il cervello acceso…

Sono polemica, il caldo non mi aiutami fa’ sentire stanca e lamentosa…

Casualmente(?) capito su mtv che trasmette il reportage “A Genova io c’ero” e mi sento riportata indietro nel tempo, indietro di 11 anni e qualche ora…

Era il 20 luglio 2001 ed erano le otto di sera, all’incirca, allora guardavo ancora il Tg1 che era il tg più visto dagli italiani.

Vanno in onda scene raccapriccianti dalle manifestazioni al G8 di Genova e la notizia della morte di Carlo Giuliani squarcia il torpore della mia coscienza…

Ho ancora dentro l’emozione di quei momenti, le emozioni, anzi… sgomento, incredulità, rabbia, paura, impotenza… e, purtroppo, la morte di Carlo non sarà che la prima delle notizie peggiori….

La notte del 20 luglio sarà la notte della Macelleria Diaz, dell’inizio delle torture di Bolzaneto, farcite dagli assalti ai cortei indifesi delle  tute bianche, della rete Lilliputh e di tanti altri gruppi di manifestanti aggrediti durante quel pomeriggio di 11 anni fa’….

Sarà una delle vicende più tremende della storia degli ultimi decenni nel nostro paese…

19 luglio 2012
20 anni dalla strage di via d’Amelio e 11 dall’omicidio di Carlo Giuliani…
E’ mia figlia Raffa che mette insieme le due cose in un post su Facebook…
La memoria lavora, in Tv c’è un approfondimento con Mentana ed altri sulla strage e scopro che chi pensavo  fosse un baluardo della democrazia, forse non è stato poi così integro, così come avrei preferito poter pensare…

Stanno insieme anche nella mia vita questi due momenti, l’impegno civile e l’antimafia sociale, le mie passioni morali negli ultimi 11 anni…

E’ cominciato proprio il 20 luglio del 2001 il mio bisogno di attivarmi, il desiderio di contribuire alla costruzione di un mondo migliore…

“Un altro mondo è possibile” era questo lo slogan dei Noglobal al G8 di Genova…
Un atro mondo: un mondo più equo, più giusto, solidale, accorto ai bisogni di tutti, dai più deboli, della natura, non assoggettato alla legge del più forte che l’uomo dovrebbe poter dominare, superandola con l’illuminismo della ragione e la passione della solidarietà…

Le scene che passano in tv sono tremende, violente: urla, calci, pugni, manganellate, lacrimogeni, sassaiole… cassonetti incendiati, auto e furgoni capovolti, incendiati anch’essi, i black bloc che agiscono violenti all’estremo, indisturbati…
Immagini impressionanti, per la violenza, certo,ma soprattutto per lo stupore nel vedere lasciare agire indisturbati i violenti e, al contempo, aggredire violentemente manifestanti inermi e, nella maggior parte dei casi, indifesi, impreparati…
Ci sono scene davanti alle quali si inorridisce e ci si chiede come sia possibile che tutto questo stia accadendo qui, in Italia, in una nazione civile  e democratica…. Almeno allora così credevo…

Poi ci fu la notte della vergognosa aggressione alla Diaz, la notte del non ritorno, la notte dopo la quale nulla è stato più come prima…

Da quel momento non sono più riuscita a credere che le Istituzioni potessero rappresentare le istanze dei cittadini, che le Forze dell’ordine non sono a nostra tutela e servizio, ma costrette ad essere servi di un potere non democratico che solo nell’apparenza…

Sono 11 anni che combatto per ricostruire nella mia mente e nel mio cuore la fiducia nelle Istituzioni, nella classe dirigente del nostro Paese, nelle Forze dell’ordine che rischiano laloro vita ogni giorno, in alcuni casi, ma non so se siano consapevoli del danno causato alla ns. democrazia da quella notte tremenda tra il 20 e il 21 luglio di 11 anni fa’….

Ho cominciato ad informarmi,ad istruirmi, a seguire dibattiti, seminari, convegni, incontri, a vedere films e documentari a frequentare movimenti e associazioni alter mondisti e antimafia…

Ho deciso e scelto per una cittadinanza attiva e partecipe, per un impegno civile di scelte e culture antimafiose, pacifiste e a tutela dei diritti umani, ad approfondire le logiche del commercio equo e solidale, della cooperazione allo sviluppo, della solidarietà, del consumo critico, della decrescita e del microcredito solidale…

Ho capito che la possibilità di costruire un altro mondo, possibilmente più equo, giusto e solidale parte da ognuno di noi, dalle scelte che si compiono ogni giorno, dall’assumersi la responsabilità di scelte consapevoli e accorte, dal dovere di informarsi e di chiedere un’informazione seria, accurata e libera.

Ho capito che possiamo avere tutto ciò che vogliamo per noi, se siamo fortunati, ma che allo stesso tempo questo non sia sufficiente perché ci sarà sempre qualcuno che dovrà e vorrà lottare per ottenere anch’egli ciò di cui ha bisogno e che se ce ne sarà bisogno l’otterrà anche a mio discapito se il principio che passa è la legge del più forte, della violenza, della prevaricazione…
Bisogna scegliere, gioco forza, la via della collaborazione, della condivisione, della solidarietà, dell’equità  e della giustizia sociale…
Senza questi valori, questi principi, non c’è via di uscita… si salveranno solo i più forti e prepotenti, i più volenti e, potete scommetterci, non saremo noi, saranno altri e il prezzo che pagheremo non riusciremo neanche ad immaginare…

Mi fermo qui, perché aggiungere altro non serve…

Formare le nostre coscienze ed agire con responsabilità ed amore è il nostro dovere…

Ecco, vi ho raccontato,in sintesi estrema, cosa è stata “Genova per me”…

Buona fortuna e buona vita,mondo!!!!!
Lulù

Alle donne che lottano con me...





Per indole e per scelta cerco di tenere a bada il mio istinto fumino e passionale, che discende dalle mie origini partenopee.
Faccio molta fatica a non spedire a quel paese le persone, a volte, soprattutto quando appaiono aggressive, arroganti e saccenti, pur sapendo che qualche volta, ad alcuni appaio aggressiva, arrogante e saccente anch’io.
È molto difficile creare un gruppo di lavoro affiatato e che si capisce al volo se non ci si conosce almeno un po’ e/o se non si è abituati ad andare molto al sodo e a non badare ai fronzoli e alle sfumature che ognuna di noi può esprimere tramite il linguaggio e le parole.
Signore! Siamo di fronte ad una tale serie di emergenze che non possiamo permetterci il lusso di guardarci indietro, rischiando di perdere tempo prezioso e di trasformarci, per immobilismo, nella statue di sale di Sodoma e Gomorra.
Forse la mia indole partenopea mi spinge alla teatralità e/o al catastrofismo, però è di questo che stiamo parlando di una Gomorra sociale che sta prendendo chine pericolosissime…
Non possiamo perderci dietro troppe cesellature, se non di contenuti, e dobbiamo provare anche un po’ a fidarci e ad affidarci, a partire da noi donne.
Solo la prima a piccarmi quando non mi piacciono i toni, ma sono anche la prima a cercare di recuperare gli “scazzi” (scusate il francesismo) quando mi ritorna in mente che il compito a cui ci stiamo dedicando è delicato e gravoso.
Ci aspettano mesi duri di battaglianti campagne elettorali che subiremo tutte come cittadine e alcune come esponenti o componenti di schieramenti e partiti politici.
Non intendo insegnare niente a nessuna, perché ritengo che ognuna di noi sappia bene ciò che ho detto e credo possa essere ampiamente condiviso, il mio è solo lo sfogo di chi fa già tanta fatica a vivere lottando che vorrebbe vedere, almeno tra noi donne socialmente e mediaticamente attive, un clima più disteso e fiducioso.
La bellezza dei gruppi sta proprio nelle peculiarità e nei talenti che ognuna può portare nei luoghi che frequenta e in cui si esprime ed opera, non prestiamoci alle logiche guerrafondaie, aggressive e massificanti di questa epoca insopportabile.
Abbiamo milioni di strumenti e di opportunità che sono pronti a diventare veleni e trappole se non stiamo attente.
Magari queste mie parole vi daranno fastidio, magari penserete di me che sono un’arrogante, aggressiva, saccente, insopportabile perché troppo spesso dico e penso ciò che sento anche contro i suggerimenti della ragione che vorrebbero più prudenza e diplomazia.
Abbiate pazienza e amatemi per ciò che sono, io cercherò di fare lo stesso e, se non ci dovessi riuscire, magari senza brutalità, fatemelo presente, ve ne sarò grata, MA, VI PREGO, NON DIVIDIAMOCI, NON PARCELLIZZIAMO LE NOSTRE LOTTE.
Chi comanda in questo lurido sistema ne trarrebbe ancora vantaggio, lo dobbiamo a noi stesse, lo dobbiamo alle presenti e alle future generazioni di donne e uomini e, soprattutto, a noi stesse.
Sono stata lunga, lo so, e magari avrete fatto fatica a leggere e a prestare attenzione, ma, se siete arrivate fino a qui, avete tutta la mia stima e la mia riconoscenza.
Un abbraccio
Vs. Concetta

Europa, Nobel per la Pace e Diritti Umani


Oggi si celebra, nel Mondo,  la Giornata Internazionale per i Diritti Umani, a 64 anni dall'adozione della Dichiarazione Universale  dei Diritti Umani.
Non sono molto ferrata, ma credo che non sia proprio un caso che proprio oggi abbiano consegnato il Nobel per la Pace, che quest'anno è stato conferito  all'Europa Unita...
Scelta quantomeno curiosa per una sostenitrice dei diritti umani, come immeritatamente e modestamente mi ritengo.
L'Europa della Troika che affama il popolo greco, l'Europa che finanzia le banche per miliardi di euro e chide, allo stesso tempo, politiche di austerità e rigore agli Stati membri, che scaricano il peso di una crisi economica, sociale, ma  soprattutto etico-morale sui cittadini più deboli e vulnerabili.
L'Europa che, ignava, non prende posizioni sui conflitti armati che infiammano e funestano il Medio-oriente, l'Africa, l'America Latina, la Cecenia, l'Afganistan e tutte le altre martoriate terre che, con i loro Popoli, soffrono per guerre armate, fame e povertà.
L'Europa che non sa andare oltre gli eserciti armati dei singoli paesi per trovare risposte alle crisi mondiali, anzichè lavorare per un unico corpo di pace regionale, nonviolento  e pacifista sul serio.
L'Europa che non riesce a trovare una linea comune su politiche economiche e del lavoro, su politiche fiscali e di contrasto ai paradisi fiscali.
L'Europa che non trova laquadra per un modo più giusto, più equo e con più dignità per tutti.
L'Europa che tante cose ha fatto e tante ancora ne ha da fare...
Speriamo che sia di buon auspicio, questo Premio  e di stimolo a fare ancora, meglio e di più.
Prendendo a prestito e rielaborando una frase di Rita Atria, testimone di giustuzia, diciassettenne, suicida dopo la morte del giudice Paolo Borsellino, che aveva assunto a suo padre morale.
Rita scriveva nel suo diario di adolescente che forse un mondo più onesto non esisterà, ma chi ci impedisce di sognarlo. Se ognuno di noi proverà a cambiare forse ce lafaremo.
Io dico che forse un moondo più giusto ed equo non esisterà, ma noi possiamo sognarlo e fare la nostra parte perchè si realizzi...
Anche grazie alle testimonianze e al sacrificio di chi per questi valori combatte e si spende.
Forse, allora, l'Europa sarà pienamente titolata a fregiarsi di questo importante Premio. Forse solo allora sarà veramente una regione di Pace...
Per ora meritano questo Premio i suoi cittadini e non la sua classe politica e dirigente.
Viva la Libertà, l'Equità e la Giustizia e buona vita a tutt*

sabato 25 agosto 2012

Lettera aperta al dott. Ingroia di una cittadina qualunque


Monsano, 25 agosto 2012



Egregio dott. Ingroia,
mi chiamo Concetta Contini e le scrivo per invitarla a riconsiderare la sua decisione di andare via, anche se momentaneamente, dalla Procura di Palermo.
Le scrivo da cittadina impegnata nelle attività di antimafia sociale che porto avanti come componente di un presidio cittadino di Libera, associazione che credo Lei conosca.
Capisco e comprendo le difficoltà che Lei e i suoi colleghi magistrati dovete affrontare tutti i giorni nell’esercizio delle  vostre funzioni, i rischi e le preoccupazioni che derivano dal Vostro impegno e dalle Vostre attività.
Le scrivo perché ritengo che sia giunto il momento di provare ad arrivare a quella Verità che da tanti anni molti stanno richiedendo, aspettando e che solo con il Vostro lavoro e con quello delle Forze dell’ordine che con Voi collaborano si riuscirà a far venire a galla.
Ho sentito alcune sue recenti interviste e condivido pienamente con Lei la delicatezza del momento che stiamo vivendo. Ho il  timore che continuare a non riuscire a portare Verità e Giustizia sui fatti che hanno portato alle stragi del 1992-1993 e alle vicende ad esse seguenti mini nel profondo le radici della nostra Democrazia e il futuro del nostro Paese.
Sono consapevole e convinta che non spetti solo a Voi il gravoso e doveroso compito di ricostruire Verità e fatti ma che anche la classe dirigente e politica debba fare il proprio dovere, rompendo quel muro di omertà e di silenzio che da troppo tempo sentiamo aleggiare sulle nostre teste.
Sono altrettanto consapevole e convinta che anche ogni singolo cittadino debba fare la sua parte ed è anche per questo che ho pensato fosse mio dovere e diritto scrivere una lettera aperta al sig. Presidente della Repubblica su queste vicende, che mi permetto di inviare anche a Lei.
Giustizia e Verità dovrebbero essere le uniche ragioni di Stato a cui tutti i suoi servitori debbano rispondere, ma ho il timore che, se non staremo attenti e vigili, Verità e Giustizia non verranno a galla, così come non lo sono venute per altri fatti gravi della storia del nostro Paese degli ultimi decenni.
Desidero con questa mia manifestare a Lei, ai suoi colleghi e a tutti i Vs. collaboratori tutto la mia stima e il mio sostegno, per quel poco che possano valere.
Presto anch’io servizio presso una Istituzione locale e la Vostra dedizione, il Vostro Senso dello Stato e del Dovere sono per me un esempio da perseguire.
Qualunque sarà la sua scelta, avrà sempre il mio rispetto e la solidarietà che posso manifestarLe.
Abbia cura di Lei e sia prudente, ovunque passerà il suo futuro.
Con stima e rispetto
Concetta Contini

Lettera aperta al Presidente della Repubblica da una cittadina qualunque


Monsano, 25/08/2012



Esimio signor Presidente,
mi chiamo Concetta Contini e sono una cittadina italiana.
Le scrivo in merito alla questione “trattativa Mafia-Stato” che sto seguendo, insieme all’approfondimento della conoscenza dei fenomeni mafiosi e delle loro implicazioni su società ed economia, da qualche anno a questa parte.
Ho profonda stima per Lei e rispetto per l’Istituzione da Lei rappresentata e mi rendo conto che, probabilmente, viste da fuori le cose sono diverse da come le può e le deve vedere Lei.
La querelle che si è aperta con la procura di Palermo e i fatti soprammenzionati mi preoccupa molto e mi ha spinta a scriverle con il cuore in mano e con l’ansia di chi teme che questa situazione faccia male alla Democrazia così precaria di questo nostro Paese.
Dal 2005, data in cui ho conosciuto Don Luigi Ciotti e la sua Associazione Libera, ho cominciato a cercare di capire le mafie, la mafiosità e ad educarmi sempre di più alla messa in pratica di tutti quei principi e quei valori che possono renderci cittadini partecipi e consapevoli dei diritti e dei doveri della Democrazia.
La Democrazia, governo del Popolo, comporta un’assunzione di responsabilità ed un rigore che, forse, troppo spesso noi cittadini italiani non siamo capaci di mettere in atto e rispettare.
Troppo spesso siamo, per così dire, border-line tra legalità e illegalità, spesso ai limiti tra guasconeria e civiltà…
Strano Paese quello che Le tocca presiedere, Sig. Presidente, strano Paese se pensiamo che siamo culla del diritto e della cultura che hanno purtroppo lasciato il posto a furbescherie e a comportamenti troppo spesso ai limiti della furfanteria, troppo spesso disponibili e tolleranti nei confronti di chi elude le regole e cerca mille rivoli per navigare in acque poco chiare.
Siamo un popolo strano, noi Italiani, più abituati e, forse, consoni ad essere più sudditi che cittadini consapevoli, responsabili e partecipi.
E’ proprio su questo tessuto culturale che si innesca la necessità di avere finalmente verità e giustizia sui fatti del 1992-1993 che hanno visto la morte di alcuni tra i più fedeli e acuti Servitori dello Stato e coinvolti troppi esponenti delle classi dirigenti di questo nostro Paese.
Sono nata e vissuta a Napoli fino a quasi 30 anni e, proprio nel 1992, il 12 luglio, una settimana prima della strage di via d’Amelio per trasferirmi nella Marche, a Chiaravalle, città che so a Lei molto cara, per cercare di garantire a me e alla mia famiglia un futuro migliore di quello che si prospettava nella nostra bellissima e martoriata Città.
Dopo qualche anno ho cominciato a lavorare in un’Amministrazione Locale della zona, avvicinandomi così alla realtà e al senso delle Istituzioni più vicine ai residenti e ai cittadini.
E’ lavorando al servizio della Comunità che mi paga lo stipendio che ho cominciato a capire il valore e il senso profondo delle Istituzione, la loro funzione di messa in atto e concretizzazione dei diritti e dei valori sanciti dalla Costituzione Italiana e dalle Carte Internazionali sui Diritti Umani.
Ho incontrato persone straordinarie che compiono il loro servizio di Amministratori pubblici con “disciplina ed onore”, così come richiamato dall’art. 54 della Costituzione, e che, con il loro impegno e lavoro, mi hanno insegnato cosa significhi concretamente essere servitori delle Stato e delle sue diverse forme amministrative. Ho acquisito cognizioni, spirito critico e attenzione a queste tematiche, locali e nazionali, che mi consentono di osservare che, purtroppo, non sempre  “disciplina e onore”  hanno caratterizzato e caratterizzano l’operato di alcuni rappresentati delle Istituzioni a tutti i livelli.
Ed è proprio su questo che si fonda il bisogno urgente e urente che ho provato, in questi giorni, di rivolgermi a Lei per manifestarLe le perplessità di una cittadina qualunque rispetto a cose così grandi ed importanti come i vent’anni di nebbia e fumosità sulle vicende legate alle stragi degli anni ’92-’93 e alla cosiddetta “trattativa Stato-Mafia”.
Ho imparato da personaggi autorevoli in materia, che da qualche hanno ho cominciato a seguire ed ascoltare ad ogni occasione possibile, che è proprio perché esiste ed è lampante la connivenza, la collusione, la complicità tra mafia, politica ed economia che esistono le criminalità organizzate di stampo mafioso e che si nutrono della poca attenzione e dell’inconsapevolezza o della volontà di molti di muoversi all’interno di quella zona grigia dove si vive di sfumature, di disattenzioni, di chiamiamole “leggerezze” che sono terra fertile per mafia & c e che rappresentano quelle condizioni di consenso ed accettazione dalle quali dobbiamo uscire come Società tutte e che dobbiamo far mancare alle mafie
E’ proprio questa la motivazione che mi spinge a manifestarLe il desiderio di comprendere profondamente e senza riserva alcuni le ragioni che L’hanno spinta a sollevare il conflitto di attribuzione delle indagine nei confronti della Procura di Palermo.
Sig. Presidente,
sono certa della sua buona fede e del fatto che Lei abbia tutte le ragioni formali per compiere l’atto di cui parliamo, ma Le chiedo se, nella sostanza, questa scelta, seppure doverosa e motivata, non sia stata deleteria e inopportuna in un momento così delicato ed importante per il nostro Paese e per la sua Democrazia, come quello che stiamo vivendo.
Forse le mie parole potranno sembrare ardite, forse non ci si rivolge così al più alto Rappresentante delle Istituzioni repubblicane, ma il mio è il desiderio appassionato e ardente di una figlia della Patria che cerca di capire come e quando questo Paese potrà venire fuori dalla melma in cui è stato cacciato dalla criminalità di alcuni suoi figli.
Negli ultimi anni ho ritrovato il senso profondo dei valori patriottici, senza nostalgie, chiaramente, in maniera moderna e attuale ho riscoperto i valori della Resistenza e della Partigianeria dei quali è profondamente intrisa la nostra Carta Costituzionale ed ho capito che ogni cittadino che non voglia essere passivo e parassita Deve impegnarsi per contribuire a costruire una Democrazia più forte e più libera.
Sig. Presidente,
credo che la libertà e la forza della Democrazia stiano e staranno nella capacità che avremo di fare i conti con il nostro passato, con i troppi “scheletri nell’armadio” che accompagnano la nostra vita sociale, politica ed economica almeno dal dopoguerra in poi.
In particolare ritengo che conoscere la verità sulle stragi che hanno funestato il nostro paese, in particolare quelle degli anni ’92-’93, sia l’ossigeno da apportare ad una società asfittica che sta morendo e che ha perso troppi punti di riferimento e di contatto con la sua classe dirigente e di rappresentanti.
Sig. Presidente,
Le chiedo umilmente scusa, ancora, per l’ardire di questa non più giovanissima donna che pensa e spera che ogni cittadina possa rivolgere al “suo” Presidente, con rispetto ed educazione, anche domande magari scomode.
Abbiamo bisogno di ricostruire un legame profondo con gli apparati della Democrazia che sono le Istituzioni, Parlamento in primis, che devono tornare ad essere i luoghi fisici e morali dove si esercitano le più alte attività civili e civiche della Società, abbiamo bisogno che la Verità e la Giustizia siano le uniche Ragioni di Stato a cui i rappresentanti di Esso siano tenuti a rispondere, ad essere fedeli, abbiamo assolutamente bisogno di ritrovare fiducia e rispetto nella Politica e nelle Istituzioni e di sentirci nuovamente garantiti nel Diritto e nella Democrazia dai rappresentanti di questo Paese.
Sig. Presidente,
vorrei tornare ad essere fiera di essere cittadina di questo Paese, meraviglioso e pieno di contraddizioni, vorrei tornare a poter sperare e a credere che il senso del Dovere, dello Stato, della Verità e della Giustizia siano le uniche motivazioni per cui si muovano Parlamentari, Ministri e Rappresentanti tutti delle Istituzioni.
Mi auguro che le mie parole non siano irrispettose o offensive, ma che possano essere un minuscolo contributo che aiuti a comprendere il disappunto e lo sconcerto che questi fatti, queste situazioni creano nella coscienza di una cittadina qualunque che cerca di essere attenta e partecipe, nonchè desiderosa di uno Stato che sappia garantire Democrazia, attraverso Verità e Giustizia, senza populismi e giustizialismi alcuni.
Ringrazio Lei ed il Suo staff per l’attenzione che vorrete dedicare a questi miei pensieri e Le faccio i miei più affettuosi auguri per il Suo lavoro e per la Vita tutta.
Con stima e rispetto
Concetta Contini